ANNUARIO 2000
RAMACCA

La distesa colore verde e oro

Carciofi e grano vera ricchezza di Ramacca, paese dedito all'agricoltura
a cura di
Giuseppe Centamori
(in collaborazione con l'Ufficio P.R. editoriale)

La leggenda vuole che la pianta della città ricalcasse in miniatura quella ottagonale di Palermo. Non sappiamo se ciò corrisponde al vero ma di sicuro tra le sue vie un attento orecchio riesce a cogliere i suoni di diversi dialetti, come dire che Ramacca nel suo piccolo può vantare un aspetto, per così dire, cosmopolita. L’inizio della sua storia ufficiale porta la data del 1709 quando il principe Ottaviano Gravina ottenne il privilegium aedificandi, cioè il permesso di iniziare la costruzione del paese giusto 19 anni dopo quando il padre Sancio ottenne il titolo di principe da Carlo II a condizione che entro il decennio successivo fondasse una città. Tre secoli di storia, dunque, una struttura urbanistica che testimonia la concezione moderna della città con le sue strade larghe e perpendicolari tra loro, e le sue piazze che si adagiano in un dolce declivio verso la piana di Catania. Ed in questi trecento anni il piccolo borgo si è trasformato in un grosso centro agricolo molto popolato perché le fertili vallate e l’immenso territorio fecero da richiamo in gran parte della Sicilia orientale. La forza economica trainante per l’intera città è stata l’agricoltura. Chi si trasferiva a Ramacca sapeva e poteva contare di fare fortuna tenuto conto che nell’800 c’erano le miniere di zolfo e gesso da sfruttare che impegnavano molte braccia forti. Le coltivazioni principali sono state quelle cerealicole con pianure piene di spighe di "margherito" tali da trasformarle in un mare giallo-oro che impressionò persino Strauss durante una tappa nel centro calatino nel suo soggiorno in Italia in visita al "Belpaese". Ma con il passare degli anni da Ramacca si sono distaccate, ottenendo l’autonomia municipale, Raddusa (nel 1859) e Castel di Iudica (1936). Eppure oggi Ramacca conta oltre 10 mila abitanti ed ha pagato quel triste pedaggio, come in tanti Comuni del comprensorio, di quel grande esodo di molti suoi figli emigrati all’estero in cerca di fortuna. Ma questa è storia di oggi mentre i ramacchesi sono rimasti molto legati al proprio passato e rispettosi delle proprie tradizioni. Un paese che ancora rimane attaccato alla propria terra tanto che alle contrade coltivate a frumento si sono aggiunte quelle di filari di carciofi conquistandosi una fetta di mercato internazionale con il "violetto ramacchese", vanto degli agricoltori di queste parti. Dunque, grano e carciofi sono le peculiarità di Ramacca in campo agricolo (e ad esse bisogna aggiungere le arance rosse e le angurie) celebrati con due Sagre (del pane ed appunto del carciofo) durante il corso dell’anno. Una cittadina molto laboriosa che nonostante le crisi del comparto agricolo di questi anni lotta e lavora con convinzione per ottenere il proprio reddito dalla terra. Quasi che fosse una vocazione.

Ma non si vive solo di agricoltura a Ramacca. Infatti, se la sua nascita viene datata nel XVIII secolo, c’è da dire che in diverse contrade sono state rinvenute testimonianze di insediamenti preistorici e tra questi, forse, quello più importante è quello della "Montagna". Così si chiama la contrada dove sono state ritrovate tracce di una antica città di epoca siculo-greca che dominava la piana dei Margi e che oggi, dall’alto, guarda il centro abitato come a volerlo proteggere da chissà quali sortilegi. I reperti rinvenuti sono ben conservati nel Museo civico ricavato da alcuni ambienti del palazzo municipale e tra questi certamente spiccano le figure rupestri dedicate al culto di Demetra e Kore, divinità greche che soprintendevano alle attività agricole e alla cerealicoltura. Testimonianze antiche che hanno legato l’uomo al grano, quindi al pane, che vengono da molto lontano, dalla notte dei tempi potremmo dire con i propri riti ancestrali. Agricoltura e beni archeologici, un binomio su cui punta Ramacca per darsi un nuovo slancio in questo nuovo millennio. Tradizioni e cultura insieme che si manifestano, per esempio, durante le celebrazioni in onore del patrono San Giuseppe, quando nel mese di marzo negli immensi altari votivi nelle case troviamo il pane (ancora lui) ad occupare un posto di primo piano tra le specialità gastronomiche fatte dalle primizie generosamente prodotte dalle contrade ramacchesi. Un modo per ringraziare il Santo Patrono per una grazia ricevuta, un rito che si ripete e che potrebbe essere raccontato nelle ballate eseguite dalle bande musicali di Ramacca i cui successi in qualche caso hanno valicato i confini nazionali. Anche questa è Ramacca, con i suoi gruppi rock, i suoi pittori, i suoi poeti ed i suoi artisti. E se in campo musicale negli ultimi anni Catania è stata paragonata ad una nuova Seattle, da Ramacca sono stati in tanti a sostenere il mito del capoluogo etneo.

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