 |
La leggenda vuole che la pianta della città ricalcasse in miniatura
quella ottagonale di Palermo. Non sappiamo se ciò corrisponde al vero ma di sicuro
tra le sue vie un attento orecchio riesce a cogliere i suoni di diversi dialetti,
come dire che Ramacca nel suo piccolo può vantare un aspetto, per così dire, cosmopolita.
L’inizio della sua storia ufficiale porta la data del 1709 quando il principe
Ottaviano Gravina ottenne il privilegium aedificandi, cioè il permesso
di iniziare la costruzione del paese giusto 19 anni dopo quando il padre Sancio
ottenne il titolo di principe da Carlo II a condizione che entro il decennio successivo
fondasse una città. Tre secoli di storia, dunque, una struttura urbanistica che
testimonia la concezione moderna della città con le sue strade larghe e perpendicolari
tra loro, e le sue piazze che si adagiano in un dolce declivio verso la piana
di Catania. Ed in questi trecento anni il piccolo borgo si è trasformato in un
grosso centro agricolo molto popolato perché le fertili vallate e l’immenso
territorio fecero da richiamo in gran parte della Sicilia orientale. La forza
economica trainante per l’intera città è stata l’agricoltura. Chi si trasferiva
a Ramacca sapeva e poteva contare di fare fortuna tenuto conto che nell’800 c’erano
le miniere di zolfo e gesso da sfruttare che impegnavano molte braccia forti.
Le coltivazioni principali sono state quelle cerealicole con pianure piene di
spighe di "margherito" tali da trasformarle in un mare giallo-oro che impressionò
persino Strauss durante una tappa nel centro calatino nel suo soggiorno in Italia
in visita al "Belpaese". Ma con il passare degli anni da Ramacca si sono distaccate,
ottenendo l’autonomia municipale, Raddusa (nel 1859) e Castel di Iudica (1936).
Eppure oggi Ramacca conta oltre 10 mila abitanti ed ha pagato quel triste pedaggio,
come in tanti Comuni del comprensorio, di quel grande esodo di molti suoi figli
emigrati all’estero in cerca di fortuna. Ma questa è storia di oggi mentre i ramacchesi
sono rimasti molto legati al proprio passato e rispettosi delle proprie tradizioni.
Un paese che ancora rimane attaccato alla propria terra tanto che alle contrade
coltivate a frumento si sono aggiunte quelle di filari di carciofi conquistandosi
una fetta di mercato internazionale con il "violetto ramacchese", vanto degli
agricoltori di queste parti. Dunque, grano e carciofi sono le peculiarità di Ramacca
in campo agricolo (e ad esse bisogna aggiungere le arance rosse e le angurie)
celebrati con due Sagre (del pane ed appunto del carciofo) durante il corso dell’anno.
Una cittadina molto laboriosa che nonostante le crisi del comparto agricolo di
questi anni lotta e lavora con convinzione per ottenere il proprio reddito dalla
terra. Quasi che fosse una vocazione. Ma non si vive solo di agricoltura
a Ramacca. Infatti, se la sua nascita viene datata nel XVIII secolo, c’è da dire
che in diverse contrade sono state rinvenute testimonianze di insediamenti preistorici
e tra questi, forse, quello più importante è quello della "Montagna". Così si
chiama la contrada dove sono state ritrovate tracce di una antica città di epoca
siculo-greca che dominava la piana dei Margi e che oggi, dall’alto, guarda il
centro abitato come a volerlo proteggere da chissà quali sortilegi. I reperti
rinvenuti sono ben conservati nel Museo civico ricavato da alcuni ambienti del
palazzo municipale e tra questi certamente spiccano le figure rupestri dedicate
al culto di Demetra e Kore, divinità greche che soprintendevano alle attività
agricole e alla cerealicoltura. Testimonianze antiche che hanno legato l’uomo
al grano, quindi al pane, che vengono da molto lontano, dalla notte dei tempi
potremmo dire con i propri riti ancestrali. Agricoltura e beni archeologici, un
binomio su cui punta Ramacca per darsi un nuovo slancio in questo nuovo millennio.
Tradizioni e cultura insieme che si manifestano, per esempio, durante le celebrazioni
in onore del patrono San Giuseppe, quando nel mese di marzo negli immensi altari
votivi nelle case troviamo il pane (ancora lui) ad occupare un posto di primo
piano tra le specialità gastronomiche fatte dalle primizie generosamente prodotte
dalle contrade ramacchesi. Un modo per ringraziare il Santo Patrono per una grazia
ricevuta, un rito che si ripete e che potrebbe essere raccontato nelle ballate
eseguite dalle bande musicali di Ramacca i cui successi in qualche caso hanno
valicato i confini nazionali. Anche questa è Ramacca, con i suoi gruppi rock,
i suoi pittori, i suoi poeti ed i suoi artisti. E se in campo musicale negli ultimi
anni Catania è stata paragonata ad una nuova Seattle, da Ramacca sono stati in
tanti a sostenere il mito del capoluogo etneo.
|