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Immagini dell'Eremo
di S. Febronia | Cripte, insediamenti
preistorici, templi rupestri. Il complesso archeologico Coste di Palagonia (nelle
foto di Nuccia Di Fazio) rappresenta un autentico "scrigno" dell’antica civiltà.
L’estrema propaggine dei Monti Iblei, che apre una "finestra" sull’Etna e sulla
rigogliosa Piana di Catania, garantisce una suggestiva visione del territorio
circostante. La basilica di Santa Febronia costituisce il "gioiello" artistico
dell’area, la cui costruzione, secondo le tesi di alcuni storici, dovrebbe risalire
al VII secolo. Nel catino dell’altare principale dell’eremo è raffigurato un Cristo
Pantocrator, mentre il martirio della patrona di Palagonia è raffigurato con vari
affreschi. Il sito archeologico, che ha già registrato le attenzioni della Soprintendenza
ai Beni Ambientali e Culturali di Catania, annovera pure le necropoli di Dosso
Tammuraro, Primo Lanzo, Frangello e Acqua Amara. Le balze arenariche della contrada,
le pareti scoscese e le abitazioni trogloditiche di età bizantina, inoltre, riservano
agli escursionisti una tholos di notevoli dimensioni (metri 6,15 di base per 76
d’altezza) e una tomba munita d’iscrizioni greche: il sito potrebbe confermare,
alla luce dei rinvenimenti, la sussistenza di contatti precoloniali con la Grecia.
Attraverso un’adeguata valorizzazione delle risorse storiche e paesaggistiche,
l’hinterland potrebbe richiamare cospicui flussi di visitatori e studiosi, accendendo
i riflettori sulle inconsuete testimonianze ereditate. L’istituzione di un parco
archeologico, le cui istanze sono già state presentate alle competenti autorità
dal sindaco di Palagonia, on. Salvino Fagone, dovrebbe proporre un inedito "pacchetto"
ai turisti. Anche il presidente del Consiglio comunale, Rosario Russo, ha sostenuto
il nuovo processo di valorizzazione del territorio extraurbano, che meriterebbe
pure adeguati interventi di recupero e tutela per una migliore fruibilità. L’antichità
della fede cristiana, a Palagonia, si rileva anche da un’altra pregevole opera
d’arte, che si presenta in gran parte distrutta: la piccola basilica di San Giovanni
(V secolo). L’ex tempio di culto, i cui archi sono sostenuti da capitelli trapezoidali
a mantice, versa in uno stato di assoluto degrado. I mirabili resti del vecchio
edificio religioso si trovano su un terrapieno, in una zona opposta alla località
Coste e adiacente al fiume Catàlfaro, che attraversa un lembo del territorio palagonese.
Altri "tesori" si rilevano in diversi insediamenti preistorici: le zone Targia,
Callura e Tre Fontane, nonostante le "violenze" del tempo, custodiscono numerose
tracce della civiltà ellenica e romana.
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