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L'indimeticato Angelo Massimino |
Finisce un millennio e finisce un’era calcistica catanese. Il Duemila
porta alle falde dell’Etna una situazione fino a qualche mese addietro auspicata
da molti, ma impossibile ad immaginarsi: un Catania calcio senza la dinastia Massimino
al comando. Una dinastia che, come nelle migliori fiction televisive, sembrava
una storia infinita, fatta di momenti belli, ma anche e soprattutto di momenti
difficili. Il Catania degli anni Sessanta si era risvegliato una bella mattina
senza soldi, senza futuro e soprattutto senza dirigenti. L’era Marcoccio che aveva
regalato grandi ed esaltanti imprese alla città "pallonara", si chiudeva come
nessuno aveva mai immaginato: una retrocessione in serie B dopo sei stagioni esaltanti
e soprattutto neanche una lira in cassa. Che il Catania avesse vissuto sei anni
straordinari nella massima serie con espedienti quotidiani, era noto a tutti,
che non fosse stato costruito praticamente nulla non si pensava affatto. Così
serviva un salvatore per questa squadra, anzi un vero Angelo che acquistasse a
scatola chiusa ogni cosa. Certo erano altri tempi, i bilanci erano un qualcosa
di sconosciuto e la gestione viveva su improvvisazioni non documentate. Ed ecco
che l’Angelo spuntò. Si chiamava Massimino di cognome e soprattutto aveva due
caratteristiche determinanti: soldi a palate e una passione per il pallone altrettanto
ingente. Così nacque la nuova era e fu dapprima foriera di esaltazioni e poi visse
di alti e bassi, di umori del suo presidente che oggi era in grado di trascinare
le folle e il giorno dopo di litigare con il mondo intero. Più di trent’anni di
gestione vissuti intensamente, sia quando si disputavano stagioni nella massima
serie sia quando la squadra venne sbattuta fuori dai quadri federali per inesistenti
irregolarità di bilancio.  |
Luciano Gaucci e la fidanzata Elisabetta |
Ma anche allora la gestione Massimino non mancò di trascinare gli animi
dei tifosi. Con una battaglia legale che fece passare in secondo piano l’umiliazione
dei campionati di Eccellenza e Promozione. Una battaglia legale, mai completamente
vinta, che permise comunque di far venire a galla delle verità incredibili al
punto da costringere la Lega a tornare sui propri passi e dare moralmente al Catania
il riconoscimento di un danno che forse un giorno verrà anche quantificato. La
tragica fine del cavaliere Massimino è storia relativamente recente. Gli impegni
sul futuro presi dagli eredi è ancora più recente. Fino alla svolta di questa
estate con l’arrivo di Luciano Gaucci, una passione innata per i cavalli, un "modus
operandi" che ricorda molto da vicino il fu presidente e la promessa di far tornare
presto grande il Catania Calcio. Un matrimonio iniziatosi fra tante difficoltà
dovute all’asta per il passaggio del pacchetto di maggioranza fra la vecchia gestione
e i tanti aspiranti proprietari. Infine la consacrazione dell’altare, leggasi
il via libera del sindaco e dell’intera giunta in un tripudio di bandiere rossazzurre
e tifosi impazziti. La promessa di Gaucci è portare in fretta il Catania in serie
A, così come fece alcune stagioni addietro con il Perugia, quando rilevò i grifoni
in C2 e li condusse con mano sicura fino alla serie A e all’Intertoto, manifestazione
europea riservata a formazioni qualificatesi fra le prime dieci in campionato.
Insomma un gran volo che Gaucci promette saprà ripetere anche a Catania. |