ANNUARIO 2000
MIRABELLA IMBACCARI

Il tombolo, un'arte

Tradizione, devozione, abilità manuale, passione, quasi un’opera d’arte. In una sola parola: il Tombolo. Un’attività artigianale che è un po’ il simbolo di Mirabella. L’arte dei merletti, come un dolce "segreto" tutto al femminile, si tramanda di madre in figlia, grazie ad un forte attaccamento ai valori della tradizione. Un pizzo finissimo, ricavato dall’abile e certosino intreccio di centinaia di fili di lino o di cotone avvolti in piccoli fusi di legno. Le ricamatrici seguono una sorta di "scheletro", uno schema disegnato su un cartoncino a sua volta fissato su un cuscino cilindrico (il Tombolo, appunto) imbottito di segatura, o all’occorrenza di paglia. "Una suggestiva e non comune storia di bontà e di fede". Così uno storico mirabellese, don Rocco Zito, definì l’introduzione del Tombolo a Mirabella. Il riferimento è alla figura di una nobildonna catanese, la baronessa Angelina Auteri. Suo marito, il principe Ignazio Paternò Castello, venne miracolato a Lourdes, guarendo da un male di cui era vittima dalla prima guerra mondiale. Decise di farsi prete, andò a Monza presso i Barnabiti. La moglie, a sua volta, prese i voti e diventò suor Maria di Gesù. Ma il loro ingente patrimonio (circa 400 milioni dell’epoca) non poteva certo entrare in convento. E così fu donato interamente in beneficenza. Una bella "fetta" di questo lascito fu utilizzata per creare l’Opera del Tombolo, affidata alle suore dorotee, che furono chiamate in paese per creare un’istituzione che desse occupazione alle giovani mirabellesi. "Da quel momento in poi - spiega suor Carmela Valenti, superiora dell’Istituto Santa Dorotea - l’arte del Tombolo s’è perpetuata di generazione in generazione, diventando il simbolo di Mirabella. Esistono analoghe lavorazioni in Cina, in Belgio e in qualche zona del Nord Italia. Ma il prodotto mirabellese, come qualità e tipicità, non ha eguali in tutto il mondo...". Oggi esiste una mostra permanente, ospitata nei locali dell’ex-scuola media. Circa 200 lavoratrici sono impegnate in questo settore. Un "trend" in discesa, visto che fino a poco tempo fa se ne contavano almeno 500-600. "Prima - ammette Flora Di Pasquale, ricamatrice sin dalla tenera infanzia - c’era più dedizione e soprattutto più richiesta di lavoro. Noi mamme continuiamo ad insegnare il Tombolo alle nostre figlie, ma ci vorrebbero delle scuole specifiche, qualcos’altro di più". Il futuro? Difficile, ma non impossibile. "Oggi bisogna interpretare il Tombolo in chiave moderna - suggerisce il sindaco Marco Falcone - creando dei nuovi prodotti che rispondano alle richieste del mercato. Basandosi ad esempio su un prodotto di nicchia ad altissima qualità certificata, oppure rivolgendosi applicazioni sulla biancheria intima. Sono due delle strade possibili per evitare di essere schiacciati dalla concorrenza industriale".

MIRABELLA-SINDELFINGEN

Mirabella-Sindelfingen. Andata e ritorno. La strada del cuore, delle speranze, dei sogni. Un percorso lunghissimo, in cui ti passa tutta la vita davanti ai finestrini dell’autobus. Un percorso molto familiare, per i mirabellesi, quello che porta fino alla cittadina del sud-ovest della Germania, nella regione del Baden-Wuttenberger. Sono ben 5.000 i "paisà" che hanno deciso di trasferirsi nella città-satellite dove sorge la sede della Mercedes. Intere famiglie trasferite e ormai ben integrate in Germania. E adesso anche un nuovo fenomeno: quello dell’emigrazione "stagionale". I disoccupati mirabellesi vanno a lavorare a Sindelfingen (come manodopera nell’industria automobilistica, ma anche come imbianchini e operai-tuttofare), sfruttando gli "agganci" forniti da amici e parenti. Ma decidono - e questa è la particolarità - di non trasferirsi definitivamente in terra tedesca. E così passano lunghi periodi lontani da casa, per farvi ritorno di tanto in tanto. Ogni due settimane, ogni mese, ogni due mesi. Tutto dipende dalla busta paga e dalla voglia di rivedere mogli, figli, amici. E così s’è instaurato un "feeling" ancora più forte tra i due centri. Sono ben 5 le compagnie che organizzano i collegamenti: in tutto 20-25 autobus, soprattutto durante la stagione estiva, collegano direttamente Mirabella a Sindelfingen. Soprattutto la domenica, giorno canonico dei rientri più affollati, la fermata dell’autobus si trasforma in una grande festa. "C’è un forte legame – spiega Aurelio Gitto, autista – un grande scambio tra queste due realtà così lontane. Ci sono scambi a livello di lavoro, ma soprattutto dei rapporti familiari che si intrecciano attraverso questa linea di collegamento". Ma ci sono pure degli interessi economici e di scambi commerciali: molti imprenditori locali, vista l’entità del "mercato" di mirabellesi in Germania, stanno provando ad esportare i prodotti tipici "made in Mirabella". Ricercati dagli emigrati, ma apprezzati molto anche dai tedeschi "indigeni". E già da qualche tempo, manco a dirlo, i risultati di questo export "casalingo" sono molto positivi.
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