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Il Duomo |
L’odierna Mascali è sorta in prossimità del mare dopo la distruzione,
nel 1928 di quella antica, sepolta dalla lava dell’Etna, di cui rimane solo una
traccia nella frazione di Sant’Antonino. La cittadina in realtà aveva però già
subito la furia del vulcano nel 1693 quando, in seguito ad un cataclisma si discusse
se ricostruirla nella cosiddetta piana. La paludosità della zona e l’attaccamento
alle origini indussero però i mascalesi ad una ricostruzione in loco. Quanto alle
origini di Mascali, esse si perdono nel tempo e, allo stato degli atti, costituiscono
un problema che alimenta gli studi e le controversie dei ricercatori. Il nome
della cittadina appare in epoca bizantina grazie alla menzione che ne fa nell’anno
593 d.C. Papa Gregorio Magno in una epistola diretta al vescovo di Taormina, Secondino,
per dirimere una controversia concernente il monastero di Sant’Andrea. Tutto fa
pensare che il toponimo sia riferibile al greco parlato dai bizantini che, guidati
da Belisario, amavano attribuire ai luoghi da loro incontrati nella riconquista
e, presumibilmente privi di passato e valenza storica, nomi derivanti dalle caratteristiche
naturali. Mascali significherebbe "ramoso" e quindi boscoso. Proprio il bosco,
la macchia più folta, caratterizzeranno a lungo il territorio mascalese rendendolo
agli occhi degli antichi sovrani di Sicilia soprattutto per quelli Aragonesi,
ideale per la caccia, come la "piana di Mascali" pittoresca e paludosa anche se
alquanto malsana. Questa Mascali, alta sul monte e visibile dal mare, dovette
passare attraverso varie fasi di sviluppo: da casale a villa fino a divenire città
vera e propria. Certo è che già nella prima metà del secolo XII, il geografo arabo
Idrisi ne decantava la prosperità, la laboriosità della popolazione, la ricchezza
di acque. Adagiato sulla direttrice più breve di congiungimento del vulcano al
mare, il territorio del Comune di Mascali è caratterizzato da un paesaggio molto
vario che risulta costituito da vigneti, frutteti, agrumeti, terreni adibiti alla
coltivazione dei fiori. Ancora perfettamente riconoscibile è la ferita provocata
dalla colata lavica del 1928 che, attraversandolo tutto, segna gravemente tale
paesaggio. |