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L'Etna vista da Linguaglossa
| Chi più di noi? Nessuno". Così l’umile e laborioso
abitante di Linguaglossa potrebbe elogiare le bellezze della sua ridente cittadina,
pronta in tutti i sensi ad un grande risveglio economico e turistico; turismo
fino ad oggi sfruttato sicuramente più degli altri Comuni vicini, ma mai appieno.
La vanità però in questa alta collina etnea non regna, ed allora quasi ci dimentichiamo
che la cittadina dista appena un quarto d’ora dal mare ed è la capitale degli
sport invernali dell’Etna grazie alle piste e agli impianti di Piano Provenzana.
Lo storico Vinci nel 1759 scrisse che il nome "Linguaglossa" si deve all’unione
fra l’espressione latina "lingua" e quella greca "glossa" che significano la stessa
cosa e che intendevano descrivere in senso figurato le frequenti lingue di lava
che spesso minacciavano il paese. A questo meraviglioso e forse unico esempio
di toponimo tautologico si accompagna quella fetta di storia che conosciamo dal
1145. Da allora la comunità, sempre più grande, conobbe momenti di splendore.
Una storia importante, dunque, che rispecchia il carattere del cittadino linguaglossese
definito spesso laborioso, tenace, ma di grande inventiva. La città vanta inoltre
un buon patrimonio architettonico, capeggiato dalle chiese. Prima fra tutte la
Chiesa Madre che domina la piazza più ampia del paese. L’interno della Chiesa
(costruita nel 1613), a tre navate, è ricco di dignitose tele dell’Ottocento:
di Leonardo Grasso è probabilmente il San Giovanni Battista. Ma sono tante le
chiese che meriterebbero la citazione, come quella di Sant’Antonio e Vito costruita
sin dai primi decenni del Seicento, accanto all’antica Chiesa, della quale, sino
a qualche anno fa, rimaneva in piedi il caratteristico campanile con la cupola
a pagoda; oppure quella di San Francesco di Paola (nella foto piccola) addossata
al Palazzo di Città. Curiosa la struttura del campanile privo di cuspide in quanto
crollato in conseguenza del terremoto di Messina del 1908. |