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La festa del Santo
Patrono | Culto, devozione, tradizione, folclore.
Tutto questo è la festa in onore del santo patrono, Sant’Antonio, che si celebra
il 13 giugno. Quel giorno, in cui devoti e curiosi si contano a migliaia, Gravina
si riappropria delle proprie origini, delle sue radici. C’è da dire che solo da
qualche lustro a questa parte, i festeggiamenti del Patrono si celebrano nel giorno
in cui tutto il mondo venera il Santo dei miracoli. Fino a non molto tempo fa,
infatti, la festa cadeva nell’ultima settimana di luglio, quando i contadini e
i puzzari (gente abile a scavare nel terreno lavico alla ricerca dell’acqua, antico
mestiere una volta molto diffuso a Gravina) facevano ritorno alla "Placa", il
nome con cui fino al 1646 era denominata la cittadina. I festeggiamenti prendono
il via il primo giugno con la celebrazione della Tredicina e il paese è tutto
un brulicare di devote che indossano un saio monastico simile a quello dei frati
francescani. Gli ultimi tre giorni sono quelli di massima solennità. Il 10 giugno,
il fercolo di Sant’Antonio, contenente le reliquie (un frammento di una mano)
va tra la sua gente nei quartieri di San Paolo e Fasano. Il momento, forse, più
folcloristico dei festeggiamenti antoniani si ha il 12 giugno, con la "Sirata
de cantanti", quando i due quartieri storici del paese - "A chiazza" e "A sciara"
- si sfidano in una gara di fuochi d’artificio, mentre le donne si riuniscono
per il tradizionale "giru de chiesi": un percorso di preghiera dove a tappe si
recita il Santo Rosario dietro la porta di ogni luogo di culto gravinese. La
competizione all’ultimo botto tra le due fazioni è seguita, un’ora dopo, da una
sonata del secolo scorso ricca di passione: "A cantata", ossia l’inno trionfale
a Sant’Antonio intonato dai giovani cantanti di entrambi i rioni. L’alba del 13,
alle sei, la Chiesa Madre con la splendida macchia bianca dell’altare addobbato
da tantissimi gigli, è colma all’inverosimile di devoti per uno dei momenti più
toccanti dei festeggiamenti. Il simulacro del Santo si affaccia ai fedeli con
il Gloria: il drappo che copre il Patrono si svela e in molti non riescono a trattenere
commozione e, persino, le lacrime. "Viva Sant’Antoninu, Viva Sant’Antoninu", gridano
i fedeli che, agitando dei fazzoletti bianchi, poi si avviano verso l’altare per
ricevere la benedizione e un pezzo di pane benedetto. Nel pomeriggio, dopo la
funzione vespertina, il Santo viene sceso dall’altare e condotto sul sagrato per
dare inizio alla "Nisciuta", la processione per le strade del centro cittadino,
durante la quale i devoti offrono le loro donazioni. Ultimato il giro, mentre
il cielo è illuminato da un suggestivo spettacolo di fuochi d’artificio, il fercolo
fa rientro in Chiesa Madre. La navata di fronte all’altare si riempie di devoti
per l’ultimo atto di fede, rispetto e amore: la copertura dell’effigie di Sant’Antonio
accompagnata dal caratteristico svolazzo di fazzoletti bianchi. |