ANNUARIO 2000
GRAVINA DI CATANIA

Il culto di S. Antonio

Divenuto periferia del capoluogo, il Comune di Gravina di Catania ha mantenuto la propria identità conservando le tradizioni
di
Ettore Ursino
(in collaborazione con l'Ufficio P.R. editoriale
)
La festa del Santo Patrono

Culto, devozione, tradizione, folclore. Tutto questo è la festa in onore del santo patrono, Sant’Antonio, che si celebra il 13 giugno. Quel giorno, in cui devoti e curiosi si contano a migliaia, Gravina si riappropria delle proprie origini, delle sue radici. C’è da dire che solo da qualche lustro a questa parte, i festeggiamenti del Patrono si celebrano nel giorno in cui tutto il mondo venera il Santo dei miracoli. Fino a non molto tempo fa, infatti, la festa cadeva nell’ultima settimana di luglio, quando i contadini e i puzzari (gente abile a scavare nel terreno lavico alla ricerca dell’acqua, antico mestiere una volta molto diffuso a Gravina) facevano ritorno alla "Placa", il nome con cui fino al 1646 era denominata la cittadina. I festeggiamenti prendono il via il primo giugno con la celebrazione della Tredicina e il paese è tutto un brulicare di devote che indossano un saio monastico simile a quello dei frati francescani. Gli ultimi tre giorni sono quelli di massima solennità. Il 10 giugno, il fercolo di Sant’Antonio, contenente le reliquie (un frammento di una mano) va tra la sua gente nei quartieri di San Paolo e Fasano. Il momento, forse, più folcloristico dei festeggiamenti antoniani si ha il 12 giugno, con la "Sirata de cantanti", quando i due quartieri storici del paese - "A chiazza" e "A sciara" - si sfidano in una gara di fuochi d’artificio, mentre le donne si riuniscono per il tradizionale "giru de chiesi": un percorso di preghiera dove a tappe si recita il Santo Rosario dietro la porta di ogni luogo di culto gravinese.

La competizione all’ultimo botto tra le due fazioni è seguita, un’ora dopo, da una sonata del secolo scorso ricca di passione: "A cantata", ossia l’inno trionfale a Sant’Antonio intonato dai giovani cantanti di entrambi i rioni. L’alba del 13, alle sei, la Chiesa Madre con la splendida macchia bianca dell’altare addobbato da tantissimi gigli, è colma all’inverosimile di devoti per uno dei momenti più toccanti dei festeggiamenti. Il simulacro del Santo si affaccia ai fedeli con il Gloria: il drappo che copre il Patrono si svela e in molti non riescono a trattenere commozione e, persino, le lacrime. "Viva Sant’Antoninu, Viva Sant’Antoninu", gridano i fedeli che, agitando dei fazzoletti bianchi, poi si avviano verso l’altare per ricevere la benedizione e un pezzo di pane benedetto. Nel pomeriggio, dopo la funzione vespertina, il Santo viene sceso dall’altare e condotto sul sagrato per dare inizio alla "Nisciuta", la processione per le strade del centro cittadino, durante la quale i devoti offrono le loro donazioni. Ultimato il giro, mentre il cielo è illuminato da un suggestivo spettacolo di fuochi d’artificio, il fercolo fa rientro in Chiesa Madre. La navata di fronte all’altare si riempie di devoti per l’ultimo atto di fede, rispetto e amore: la copertura dell’effigie di Sant’Antonio accompagnata dal caratteristico svolazzo di fazzoletti bianchi.

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