ANNUARIO 2000
ATTUALITA'

Quando il Casinò in Sicilia?

Taormina da anni attende un'autorizzazione che non arriva mai, mentre si continua a giocare altrove, sia in Italia sia all'estero
di
Tony Zermo

 

Del casinò Del casinò di Taormina non si sta parlando più. E sapete perché? Ma perché con questa storia dei sequestri di videopoker, arresti compresi, l’immagine del gioco è diventata "diabolica". Insomma, non è tempo, bisognerà attendere che le acque si calmino per ragionare con freddezza. Attualmente c’è in Parlamento un disegno di legge, primi firmatari il senatore D’Alì di Forza Italia e la senatrice Bucciarelli dei Ds, che prevede una casa da gioco per ogni Regione. Ma in pratica si è incagliato e non procede. Contestualmente il Tar di Catania, dopo avere esaminato l’istanza del Comune di Taormina, l’ha ritenuta "non infondata" e ha trasmesso gli atti alla Corte costituzionale che già quindici anni addietro aveva sollecitato il Parlamento a varare una legge "in tempi ragionevoli" per dare ordine alle case da gioco evitando la sperequazione Nord-Sud. È presumibile che la Consulta tirerà nuovamente le orecchie al Parlamento, invitandolo più categoricamente a decidere. Ha fissato per il 16 maggio "l’immissione a ruolo" della causa ed è sperabile che almeno da questo fronte giungano notizie positive. C’è poi da considerare la questione politica: il Ppi è decisamente per il no e in passato ha persino minacciato una crisi di governo. E dunque in questo momento pochi se la sentono di mettere ostacoli ad Amato e al traballante centrosinistra.

C’è dunque il rischio che la Consulta inviti il governo a riequilibrare la situazione delle case da gioco, ma le forze politiche prendono ancora tempo. Tra un anno ci saranno le elezioni politiche e chi vivrà, vedrà. Per tutte queste ragioni c’è un momento di stasi, chiamiamolo di "riflessione", in attesa di poter sbloccare la situazione. Nel frattempo però i falsi moralisti non si accorgono di parecchie cosette: 1) che lo Stato, pur incassando già montagne di miliardi con il lotto, la Sisal, il Superenalotto e via dicendo, sta autorizzando le sale da Bingo dove si possono vincere sino a 200 milioni in una sera, e chiede la sua bella percentuale sulle giocate oltre ad una cauzione di un miliardo per i gestori; 2) che gli italiani giocano lo stesso sia al nord (Venezia, Campione, Sanremo e l’affollatissimo Billia di Saint Vincent) e sia andando all’estero (soprattutto Malta, Montecarlo, Nizza, Paesi comunitari, dove ci sono centinaia di case da gioco); 3) che lo Stato veste, quindi, i panni del rigore moralista quando invece si tratta di adeguarsi agli altri Paesi che così fanno turismo. Che ci sia una forte lobby delle quattro case da gioco, per impedire l’apertura di casinò nel resto d’Italia, risulta evidente anche dal fatto che ad opporsi alla richiesta del Comune di Taormina davanti al Tar di Catania sono stati, accanitamente, gli avvocati del casinò di Venezia. Certo se ogni Regione aprisse una sua casa da gioco gli incassi dei quattro privilegiati scenderebbero di parecchio.

Ad esempio, ci sono decine di siciliani che raggiungendo in aereo Torino, vanno in taxi a Saint Vincent, giocano tutta la notte di sabato e mezza domenica, poi riprendono il taxi e l’aereo e tornano a casa. Se fosse in funzione il Casinò di Taormina, quei siciliani non avrebbero alcun motivo per andare sino in Val d’Aosta. Non si può dire che il sindaco di Taormina, Mario Bolognari, se ne sia stato con le mani in mano, di recente ha affrontato finalmente la questione di petto per reclamare i diritti della casa da gioco che restò in funzione per due anni (pagando regolarmente le tasse all’Erario) all’inizio degli anni Sessanta. Ma anche lui deve attendere che la situazione si rassereni e che la Corte costituzionale finalmente si esprima. A meno che - ma ci crediamo poco - il pragmatico Giuliano Amato non tagli la testa al toro e adotti un decreto governativo (che può essere emesso dal ministro dell’Interno Enzo Bianco). Nell’attesa non resta che sperare nel buon senso dei gestori della cosa pubblica, che in verità finora di buon senso in materia ne hanno mostrato poco.

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