Il progresso viaggia alla velocità della luce e chi non si adegua
è destinato a perdere definitivamente il treno del futuro. Quello che pensiamo
adesso rientra già nel passato e ci relega un passo indietro prima ancora di convincerci
che ci stiamo muovendo. Non è più solo la fantasia a cavalcare l'universo. La
realtà viaggia in rete, con Internet. Ci porta alla scoperta di mondi nuovi, al
di là d'ogni confine, di qualsiasi immaginazione. Alla tecnologia, alla ricerca
di una vita migliore e più duratura devono inchinarsi anche i sentimenti. Le care
ma vecchie Dyane o la "2 Cavalli" o la mitica "Mini Minor" faranno parte del passato
e dal primo gennaio del 2002, tutt'al più, potremmo rivederle soltanto su certe
foto sbiadite dell'album dei ricordi o in qualche angolo del nostro garage. La
benzina verde, da questo punto di vista, ha migliorato la qualità dell'ambiente
e ha smaterializzato tanti vecchi amori. Ma un prezzo al progresso è giusto pagarlo.
A bordo di Ferrari e McLaren, dunque, entriamo nella nuova era. Quella della postgenomica. A
Washington hanno dato ufficialmente l'annuncio mondiale che le matasse dei cromosomi
sono state dipanate e il lungo nastro del DNA che le forma non ha più segreti.
La mappatura del genoma umano è stata completata. Adesso, basterà leggere attentamente
i geroglifici molecolari per identificare i geni coinvolti in malattie, strutturare
farmaci su misura, applicare terapie più efficaci e meno distruttive nella lotta
ai tumori. Possiamo ambire, tra qualche decennio, a raggiungere l'impensabile
traguardo dei 1.200 anni di vita. Il progresso costa, però. E anche stavolta ci
accorgiamo che a noi è richiesto il prezzo più alto. Agli italiani che si vedono
tagliati fuori della scoperta genetica degli istituti americani poiché nel 1995
al progetto postgenomica del CNR sono stati tagliati i fondi. Ai siciliani,
relegati sempre e ancor di più alla periferia del mondo, che dovranno sacrificare
all'altare del carburante senza piombo il 27,2 per cento delle auto a benzina
circolanti nell'isola. Ci accorgiamo, dunque, d'essere spesso piccoli; talvolta
esclusi; sempre penalizzati. E allora? Ci fermiamo a piangerci addosso e a compatirci?
Certamente no, perché l'evoluzione non ci aspetta. Perché se ci fermiamo a pensare
più di tanto siamo già nel passato mentre dovremmo invece essere proiettati al
futuro. Guardiamo avanti e attiviamoci. Ognuno nel proprio piccolo e nell'ambito
delle nostre competenze. Di quello che vogliamo e possiamo fare; di ciò
che sappiamo produrre e offrire. Nel nostro piccolo, ma molto piccolo, anche questo
sforzo editoriale guarda al futuro. Alla forza d'aggregazione della nostra provincia
che mira a farsi conoscere e a valorizzarsi; alla libertà del pensiero che ambisce
alla riflessione e al confronto; alla voglia di spingersi avanti un passo più
degli altri, quando tutti cercano di appesantirti con inutili zavorre. Quest'annuario
lo abbiamo pensato e voluto in una chiave più ampia, forse ambiziosa. Certamente
desiderosa di dare spazio alle risorse umane, ambientali e culturali della nostra
terra. E' un chiodo fisso, per noi, quello di puntare sui pregi della Sicilia.
Che sono tanti, a dispetto di chi ci denigra e porta alla ribalta soltanto gli
eventi poco gratificanti. Che ci sono, non mancano. Ma dubito che siano davvero
più di quelli degli altri. Per il nostro buon nome, ci siamo attivati con il Premio
Top Sprint; lo facciamo e continueremo a farlo con il nostro giornale. Sicuramente
fa parte del nostro patrimonio genetico. E non abbiamo bisogno di scienziati americani
che vengano a studiare i nostri cromosomi. E' la nostra politica, il nostro credo,
la nostra scommessa interiore e non più sopita e recondita. Vogliamo andare avanti
sempre con maggiore vigore, con rinnovata grinta, con puntigliosa attenzione.
Perché il mondo non ci aspetta e noi vogliamo proporci fortemente. Perché siamo
condannati a crescere. |