ventitreesima edizione

2) L'Annuario

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Paternò

Il trionfo di Santa Barbara

pagine a cura di Agnese Virgillito
(in collaborazione con l'Ufficio P.R. editoriale)


La festività patronale di Paternò, per i paternesi, non è che il momento dell’“abbraccio” con la propria Santa: Barbara, quella “stretta” che cinge l’intera comunità come una grande famiglia. Ed anche la città, tutta, in ogni suo angolo, sembra onorare la Vergine di Nicomedia, vestendo gli abiti della festa nei giorni 4, 5 e 6 dicembre. I colori delle luminarie proiettano la loro sfolgorante luce in gran parte delle vie del centro storico e limitrofe. Il suono, intonato dagli strumenti della banda musicale cittadina, ridonda per le strade; strade colme, sino all’inverosimile, di persone, di fedeli, che passeggiano, di giorno e di sera, nell’attesa di incontrare - anno dopo anno - la Protettrice di Paternò.
Ed anche da un punto di vista folcloristico, i festeggiamenti si presentano carismatici ed intessuti, certo, di tradizione e di devozione.
Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale, ed in particolare l’Assessorato alla Cultura del Comune di Paternò, nelle mani dell’assessore Nino Naso, ha puntato l’attenzione a non far perdere lo stile delle celebrazioni che fa della solennità stessa la più emblematica per i paternesi, ma non solo. Ed anno dopo anno, dicembre dopo dicembre, a Paternò, assessori e consiglieri hanno speso le loro fatiche per offrire ai devoti giorni di festa. Fra le più sentite delle edizioni, nei quattro anni dell’attuale governo, guidato dal sindaco Pippo Failla, vi è quella del 2003 che, inevitabilmente, passa alla storia. Perché c’è un sentimento in più rispetto alle altre, quello infuso di rabbia e di dolore per la perdita dei carabinieri italiani uccisi tragicamente, in un attentato, a Nassirya.
Quell’anno - come si ricorderà - le celebrazioni “dicembrine” di Santa Barbara, infatti, caddero poche settimane dopo quel momento struggente di particolare raccoglimento che ha stretto l’intera Nazione, e non solo, per piangere i caduti in Iraq. E chi meglio di Santa Barbara, patrona delle forze armate, può rappresentare la testimonianza di fede esemplare che scosta ogni pensiero di violenza e muove gli animi a sollevarsi per costruire un mondo migliore intessuto di pace.
“Su tappeti di stelle, intrisi di sangue, soldati di pace raggiungono Cristo. Sulla collina normanna fuochi d’artificio annunciano palpiti di fede. Barbara, Vergine Santa, divina aurora di pace, Altissima, Ti imploro! Allontana dalla terra i fulmini di morte… Non più giovani vite spezzate dall’odio… Non più lacrime amare di guerra… Annienta le tenebre del terrore, illumina i sentieri del mondo… Morire di pace non ha senso!”.
In questa poesia, intitolata “Morire di pace”, scritta dall’avv. Pippo Virgillito, amante delle tradizioni paternesi, è racchiuso il senso profondo di un triste avvenimento che ha segnato una pagina indelebile della storia d’Italia.
Ritornando alla festa. Da non dimenticare, anche, la risonanza che ha avuto, appena l’anno scorso, la mostra degli “ex voto di Santa Barbara”… Quella devozione di un popolo, ieri ed oggi. Un’esposizione, di oggetti preziosi o meno che si trovano sistemati sul venerato simulacro della Santa, che fu ospitata nei locali della Galleria d’Arte Moderna; mostra voluta dall’Assessore alla Cultura Nino Naso e dal sacerdote della Chiesa “S. Barbara”, Padre Antonello Russo.
“Con la mostra degli ex voto - rileva l’assessore Nino Naso - abbiamo voluto sottolineare il “senso” della devozione e la forte fede dei “miracolati” che, per grazia ricevuta, hanno voluto rendere omaggio, offrendo monili d’oro e d’argento, alla Santa”.
Va detto che un tempo, altroché se remoto, la solennità veniva celebrata il 27 luglio in ricordo del giorno dell’estate 1576 quando la Santa bloccò la peste che investiva il territorio paternese, ed in memoria del trasferimento delle reliquie da Messina a Paternò.
Allora era la festa principale poiché ne seguiva un’altra, quella del 27 maggio in ricordo del miracolo, avvenuto nel 1780 quando le reliquie della Santa arrestarono la lava che dal cratere sommitale dell’Etna avanzava verso il centro abitato di Ragalna. In quell’occasione i paternesi dedicarono a Santa Barbara un busto in argento che, proprio quel giorno, venne adornato di rose e per questo motivo tutt’oggi viene anche denominata “Santa Barbara delle rose”.

Fu la fastidiosa afa dell’estate, poi, a spostare i festeggiamenti al 4 dicembre, data in cui la Chiesa cattolica onora Santa Barbara e che ricorda il giorno in cui la Vergine fu percossa e decapitata per volere del padre.
Certo che nel corso dei secoli sono state molte le variazioni apportate nei programmi religiosi ed anche folcloristici della festa ma senza mai turbarne il fascino che la caratterizza.
I festeggiamenti si aprono con musiche, scampanii festosi e spari di colpe a cannone.
Il 3 dicembre, vigilia della festa, è il giorno della solenne processione delle Reliquie di Santa Barbara. Al corteo partecipano, oltre ad un bagno di fedeli, le autorità civili, religiose e militari, le associazioni cattoliche, le Confraternite, che si snodano lungo le vie della città, con i portatori del “fercolo”. Vi sono poi gli artistici cerei, meglio noti ai paternesi come “varette”, che rappresentano le diverse categorie di cittadini o le diverse maestranze che offrono la cera alla Santa Patrona. Ogni cereo viene portato faticosamente a spalla da otto uomini che sostano per una manciata di secondi davanti a vari esercizi commerciali improvvisando una danza, conosciuta come “a ballata dè varetti”.
Altra tradizionale manifestazione, legata ai festeggiamenti patronali, è la cosiddetta “Entrata dei cantanti” che anticamente si svolgeva la sera del tre. Un tempo da quattro vie, e ad un segnale predisposto, si facevano entrare di corsa in Piazza Indipendenza quattro gruppi di ragazzi che portavano in mano, alternandosi, rami di alberi, palme, bandiere, corone, strisce, fiaccole, e - tra suoni e musiche - facevano a gara per salire sul palco e cantare canzoncine, che esaltavano il martirio di Santa Barbara. Vi era poi anche la sacra rappresentazione al teatro con l’opera dei pupi.
Si arriva al 4 dicembre, giorno che annuncia sin dalle prime ore del mattino con uno scampanio di tutte le chiese cittadine e con musiche e spari dal Castello Normanno, la festa. Dalla chiesa di Santa Barbara, in tarda mattinata si conduce in processione il fercolo con il Sacro Simulacro e si raggiunge la chiesa dell’Itria, dove si celebra una Santa Messa dalla torre dei falconieri. Siamo in pienissimo centro storico. Da qui la processione giunge in piazza Vittorio Veneto e prosegue per arrestarsi tra la folla che gremisce il largo antistante la Chiesa di Sant’Antonio, tra spari e fuochi d’artificio. Gli spari, allora, duravano un’ora, oggi, invece, circa venti minuti. Durante il pomeriggio il fercolo viene portato in processione per le vie della città e quando arriva in Piazza Indipendenza, cuore pulsante della città, si assiste ad un altro spettacolo di fuochi d’artificio, oggi piro-musicale.
A conclusione, in serata, il fercolo rientra in chiesa.
“Ritengo - dichiara l’Assessore al ramo, Nino Naso - che non possa essere miglior festa per una città di quella celebrata in onore della Santa Patrona. Noi, come amministrazione, abbiamo non solo spolverato antiche tradizioni per rendere immutato il fascino che la contraddistingue, ma l’abbiamo arricchita, anno dopo anno, con un valore aggiunto. Per me, per noi tutti (parlo per l’intera comunità paternese) la solennità di Santa Barbara - conclude Naso - è la festa delle feste!”.                             •