Gli americani sono un grande popolo, cresciuto praticamente
in appena tre secoli. Allinizio erano fuggiaschi dallEuropa
in cerca di fortuna e figli di schiavi neri delle piantagioni di cotone
negli Stati meridionali. Hanno avuto la forza di rendersi indipendenti,
hanno superato una lacerante guerra di secessione, hanno conquistato lo
spazio e la Luna, si sono dotati di arsenali atomici e di armi stellari,
amano il loro Paese e tengono in casa la bandiera americana. Sono i gendarmi
del mondo, fieri della loro forza, sono lunica superpotenza
mondiale dopo il dissolvimento dellUrss, ma in politica commettono
errori da principianti e a furia di insistere negli errori sono diventati
antipatici al resto del mondo, non per colpa loro, ma dei
loro governanti, anzi meglio di Bush jr.
A fare lelenco non si finirebbe mai, limitiamoci agli eventi meno
remoti. LAfghanistan era stato invaso dalle truppe sovietiche e
gli americani per contrastarli finanziavano talebani e Osama Bin Laden
che poi gli si sono rivoltati contro. In Medio Oriente hanno lasciato
mano libera a Sharon incancrenendo la crisi israelo-palestinese che ha
fatto migliaia di morti. Ma lerrore più marchiano è
stato in Iraq. Nella prima Guerra del Golfo del 91 alla quale ho
partecipato come inviato de La Sicilia sembrava tutto risolto
dopo meno di due mesi, le truppe alleate del generale Schwarzkopf avevano
sbaragliato la Guardia repubblicana per nulla temibile, gli elicotteri
Apache avevano inchiodato sulle dune i 5.000 carri armati di Saddam Hussein,
laviazione e la marina irachena non esistevano, a quel punto cera
solo da andare trionfalmente a Bagdad e togliere il dittatore Saddam dal
trono.
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Invece Bush padre ha preferito lasciarlo in sella affinché
continuasse a fare da spaventapasseri al regime degli aytollah iraniani
considerato più pericoloso in quello scacchiere del mondo. Il risultato
è stato catastrofico perché lIran è rimasto
un Paese inaffidabile e non ci meravigliremmo se arrivasse presto alla
sua atomica e Saddam dal canto suo ha continuato sino a pochi mesi fa
a tenere lIraq in un pugno di ferro.Una strategia americana quantomeno
miope. Ma se il Desert storm messo in piedi da Bush padre
aveva una sua giustificazione nellinvasione del pacifico Kuwait
da parte della soldataglia di Saddam, quello che ha fatto Bush figlio
è stato imperdonabile. Non sappiamo se sia vero che, dopo lAfghanistan,
il presidente americano abbia chiesto subito al Pentagono dei piani dattacco
allIraq e che lo abbia fatto sulla spinta del suo vice Cheney e
della lobby ebraica.
n realtà Saddam non aveva mai avuto armi di distruzione di massa,
altrimenti le avrebbe usate nella guerra del 91, e forse è
plausibile che linteresse di Bush e Cheney - appartenenti entrambi
a famiglie di potenti petrolieri - nellattacco allIraq aveva
due motivazioni importanti e convergenti: allontanare la minaccia
rappresentata dallIraq nei confronti di Israele e mettere le mani
sui grandi giacimenti petroliferi iracheni potenzialmente tra i primi
al mondo.
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Ma è stata una guerra inutile e sbagliata: Saddam
doveva essere rovesciato nel 91 e non nel 2004, anche perché
ha disseminato di trappole il dopoguerra che si è rivelato una
guerra strisciante ben più pericolosa del conflitto ufficiale.
Il dittatore iracheno ha usato un po la tattica dei russi che fecero
terra bruciata contro lavanzata napoleonica. Saddam non solo ha
fatto bruciare pozzi di petrolio, ma i suoi miliziani hanno scandito con
stragi giornaliere la permanenza delle truppe doccupazione, sia
pure uccidendo soprattutto iracheni. Certo si tratta di stragi compiute
da terroristi che non sono nemmeno iracheni, ma penetrati dal poroso confine
siriano e forse iraniano, ma lo stillicidio di questo dopoguerra è
diventato da tempo insostenibile. Strategia sbagliata, tattica sbagliata,
è il Vietnam mesopotamico.
E dire che lì, tra il Tigri e lEufrate, è nata la
civiltà di un mondo che sta diventando sempre più incivile.
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